La situazione del cyberbullismo in Italia

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Il servizio di supporto di Samsung e Moige e altre ricerche permettono di fare luce su un brutto fenomeno giovanile

 

Secondo i dati dell’indagine “Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi” le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi). La maggior propensione delle ragazze/adolescenti a utilizzare il telefono cellulare e a connettersi a Internet probabilmente le espone di più ai rischi della rete e dei nuovi strumenti di comunicazione. La fascia più colpita è quella degli 11-13 anni: circa il 7% dichiara di essere stato vittima una o più volte al mese di prepotenze tramite cellulare o Internet mentre la quota scende al 5,2% se la vittima ha un’età compresa tra 14 e 17 anni.
In questo contesto si inserisce #OFF4aDAY, iniziativa lanciata da Samsung e Moige (Movimento italiano genitori), con il patrocinio della Polizia di Stato, che ha visto l’attivazione del primo servizio di supporto dedicato al cyberbullismo: un numero gratuito a cui scrivere, 393 300 90 90 e un indirizzo mail help@off4aday.it, gestito da un team di psicologi specializzati che a oggi ha ricevuto oltre 1700 richieste di aiuto.
Il progetto proseguirà per tutto l’anno, grazie alla distribuzione di kit didattici a 2000 scuole su tutto il territorio nazionale.
Come ha commentato ieri Anastasia Buda, Corporate Citizenship Manager di Samsung Electronics Italia, in occasione dell’evento “Cyber bullismo, come affrontarlo. La sinergia tra pubblico e privato al servizio dell’educazione”: “Il cyberbullismo è un fenomeno allarmante anche in Italia dove 1 adolescente su 3 dichiara di esserne stato vittima.
È sempre più necessario quindi difendere i nostri ragazzi dai pericoli della Rete e aiutarli a utilizzare le nuove tecnologie e Internet in modo consapevole. In questo senso la collaborazione tra aziende e istituzioni diventa fondamentale”
In tutto questo qual è l’atteggiamento della famiglia? Secondo l’indagine di Telefono Azzurro, il 56% dei genitori parla in famiglia dei rischi che si possono correre online, il 12% opta per il controllo sui contenuti fruiti dal figlio e il 10% ritiene che il figlio possa cavarsela da solo, in quanto già esperto delle nuove tecnologie. Sempre Telefono Azzurro, nell’ambito delprogetto Play Tech realizzato con Google, chiariva che un genitore su cinque conosce poco o niente delle attività dei figli nel mondo virtuale’.
Molti esperti, in virtù di questi dati, esortano l’adozione di politiche di prevenzione piuttosto che di controllo; anche nell’ambito della prevenzione, bisogna elaborare strategie mirate, tenendo per esempio conto di come gli utenti (maschi/femmine) utilizzano la rete in modo differente.
Gli effetti del cyberbullismo non si esauriscono nella Rete. Secondo l’indagine “I ragazzi e il cyber bullismo” , ne risentono il rendimento scolastico (38%, che sale al 43% nel nord-ovest), la volontà di aggregazione della vittima (65%, con picchi del 70% nelle ragazzine tra i 12 e i 14 anni e al centro), senza dimenticare le conseguenze psicologiche come la depressione (57%, percentuale che sale al 63% nelle ragazze tra i 15 e i 17 anni, mentre si abbassa al 51% nel nord-est)
“Gli studi più recenti sul tema correlano il cyberbullismo con i fenomeni di mobbing che si verificano nei luoghi di lavoro. Le vittime che hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo a scuola sono poi spesso prese di mira anche sui luoghi di lavoro. Anche i “carnefici” rimangono gli stessi: chi mette in pratica cyberbullismo nel contesto scolastico, poi attua spesso queste dinamiche nella professione. Per comprendere la portata di questo fenomeno, è comunque importante ricordare che cyberbullismo e bullismo non possono essere considerati fenomeni separati”, commenta Emma Pietrafesa, ricercatrice esperta sul tema.

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