Ora anche in Brasile è proibito l’amianto

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Una “clamorosa” sentenza del Supremo Tribunale Federale del 29 novembre scorso, ha proibito l’uso dell’amianto in tutto il Brasile. Facendo seguito a numerose sentenze con importanti risarcimenti alle vittime dell’amianto o dei loro familiari, il Supremo Tribunale ha stabilito l’incostituzionalità di una legge federale del 1995 che consentiva la continuazione dell’estrazione dell’asbesto seppur “in modo controllato”. Le lobby dell’Eternit (nome commerciale dei prodotti a base d’amianto) erano riuscite per decenni a far credere che le fibre di amianto che si liberano per sgretolamento non avessero una diretta correlazione con l’insorgenza di tumori incurabili come il mesotelioma pleurico, il tumore ai polmoni e l’asbestosi. Ma la tenacia dei movimenti anti-amianto, che hanno portato avanti la loro battaglia tra mille difficoltà, sono riusciti, anche attraverso gli studi condotti in alcuni Paesi europei (tra i quali l’Italia) a dimostrare la diretta correlazione con queste terribili malattie e, coadiuvati anche da medici, professionisti e giudici del lavoro, hanno ottenuto una vittoria storica che avrà enormi conseguenze benefiche sulla salute di tutti i cittadini. Purtroppo in Brasile ancora oggi gran parte degli edifici ha una copertura in amianto, certamente economico ma molto pericoloso col passare degli anni. Infatti è noto che gli sbalzi termici, uniti alle azioni meteo degradano le lastre di amianto con rilascio di pericolose fibre che si liberano nell’aria. Gli effetti patologici si evidenziano anche a distanza di anni dall’esposizione, ma quando appaiono, spesso è troppo tardi per una cura adeguata.
Quindi era doveroso che il Brasile si adeguasse ai divieti assoluti di utilizzo di questo minerale, già adottati da molti Paesi del mondo. Rimangono ancora alcuni Paesi che ignorano questi pericoli, come ad esempio la Cina, la Russia e l’India.
Enrico Zonca

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